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La tendenza attuale a progettare, pensare e rappresentare gli spazi prevalentemente nelle due dimensioni, utilizzando riga e squadra o, ancor peggio, il computer, ha portato a sottovalutare, se non cancellare quasi totalmente, una componente fondamentale dello spazio: quella psicologica dell'uomo e delle sue rappresentazioni mentali relative alla percezione dello spazio, tacendo piuttosto prevalere l'umanistico sull'umano.
L'immaginazione umana è, in molti casi, più generosa della realtà, se le si offre la possibilità di ricostruire uno spazio volutamente lasciato incompleto.
Gli oggetti del mondo ambientale si presentano nel campo ottico come un mosaico di superlici cromatiche variamente articolate ed orientate nei diversi piani dello spa/io; tali superfici sono rappresentate a livello retinico dalle loro proiezioni ottiche la cui forma si discosta spesso dalla forma reale (h). In questa sede ciò che importa sottolineare è che quando un elemento visivo entra a far parte di una struttura più complessa, perde determinate caratteristiche che possedeva come elemento isolato e ne assume altre che gli competono in quanto parte del nuovo insieme e ciò spiega perché le singole distanze prese in senso assoluto non hanno un ruolo determinante nell'organizzazione percettiva.
Ogni parte, infatti, possiede nel tutto un determinato ruolo, un significato ben preciso, una ben definita funzione strutturale.
L'utilizzo di "stratagemmi visivi" induce il cervello umano a interpretare uno spazio che non è quello realizzato, ma è quello che il progettista vuole far credere che sia.
L'attento studio e il minuzioso rilievo compiuto sugli edifici storici dell'antichità fanno capire in modo stupefacente quanto quel linguaggio figurativo riuscisse ad imprimere all'architettura armonia, azione, passione evocando nello spettatore sentimenti forti ed intensi.