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1 gennaio 2011 6 01 /01 /gennaio /2011 11:43

L'illuminazione artificiale è un elemento da curare attentamente per ché è ciò che consente di far risaltare un mobile, una decorazione, di creare un'atmosfera, di rimpicciolire o ingrandire un ambiente.
Tutto ciò va progettato accuratamente prima di arredare un appartamento.
La luce concorre, assieme agli elementi architettonici quali pavimento, pareti e soffitti, a creare uno spazio.
Per esempio, illuminazione e colore non possono essere scelti a posteriori, anzi a volte sono proprio elementi come questi a determinare alcune scelte spaziali.


La luce, oltre ad essere un elemento vitale per l'uomo è un fattore indi spensabile per il suo equilibrio psico-fisico; così come per piante e animali. Sono state svolte delle ricerche per valutare l'influsso che hanno luce e colore sugli aspetti fisiologici e psicologici dell'uomo. Ma senza svolgere tante ricerche è risaputo che una buona qualità della luce e dell'illuminazione contribuisce ad elevare il livello del comfort.
Per questo motivo non si tratterà di illuminazione realizzata con tubi fluorescenti, neon o lampade a risparmio energetico perché questo tipo di illuminazione non è salutare e non si addice a locali abitabili dove la presenza di persone è limitata a pochissime ore al giorno; questo tipo di illuminazione si addice ad atri, scale, insegne, ingressi che devono restare illuminati per molte ore di fila e la presenza dell'uomo è limitata al solo transito.


Per leggere, per mangiare e anche per conversare è necessaria la luce di una lampadina con una frequenza che non stanchi o disturbi la vista con impercettibili bagliori e tremolii. Nel caso della progettazione dell'illuminazione di un piccolo appartamento bisogna prestare particolare attenzione alla forma degli spazi innanzitutto e all'attività che in essi viene svolta; si possono poi ulteriormente collocare piccole fonti di luce per sottolineare la presenza di un arredo o di un'attività particolare: la progettazione dello spazio e della luce è contemporanea.
Esistono a grandi linee due tipi di illuminazione: quella diffusa che serve ad illuminare in maniera generica un ambiente e quella puntuale in presenza di determinate attività che richiedono una maggiore illuminazione.
 

 

Questo principio si applica a tutti gli ambienti principali: camera, soggiorno, cucina, bagno e ingresso.


Esistono poi vari tipi di lampade che possono creare questi due tipi di illuminazione: le plafoniere da soffitto, le lampade a sospensione, le apliques, le piantane, le abat-jour, le lampade da tavolo, i faretti da incasso e le lampade da incasso a muro o a pavimento.
Al tipo di lampada è poi associato uno specifico modella di lampadina a incandescenza, fluorescente o alogena; ogni lampadina ha una luce di un tono differente: più o meno caldo o freddo, che va dal giallo all'azzurro.
È soprattutto il tipo di lampadina e il modello del diffusore della lampada che creano l'illuminazione giusta a seconda dell'ambiente e dell'attività.

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23 dicembre 2010 4 23 /12 /dicembre /2010 09:38

 Nelle spesse murature della casa d'epoca a volte possono celarsi cavità e nicchie a volta. Il recupero e l'utilizzo di questi spazi hanno un duplice vantaggio: movimentare lo spazio ed impreziosirlo con soluzioni d'arredo e punti luce, oppure realizzare un comodo ricovero a scomparsa nella muratura per oggetti o utensili, senza intaccare la superficie e la volumetria del locale.
Le vecchie case venivano costruite con un sistema portante costituito principalmente da una spessa muratura in mattoni pieni, o a sacco, al perimetro, e un altrettanto spesso muro portante al centro, il cosiddetto  muro di spina.


Il resto delle pareti divisorie interne era formato da sottili tavolati,  sempre in mattoni, in maniera da non gravare sulla struttura lignea orizzontale. All'interno della spessa muratura portante e di spina venivano collocate, oltre alle aperture per porte e finestre, anche tutte le canalizzazioni verticali. In alcuni casi, inoltre, quando non era necessario realizzare un setto portante molto lungo, esso veniva interrotto da pareti di contenimento più sottili; si venivano così a formare delle nicchie, generalmente dall'ampiezza di un vano porta, cioè circa un metro e profondità di circa cm 30 o 40 a seconda dello spessore della muratura in cui erano inseriti.
 Andando ad intervenire in appartamenti di stabili d'epoca, si può  cercare la presenza di canalizzazioni nascoste all'interno della muratura.
 Sepolti sotto uno speso strato di intonaco riemergono vecchi sportel lini in cotto per l'ispezione delle canne fumarie.
 In molti stabili si è deciso di abbandonare l'utilizzo delle vecchie  canne fumarie nella muratura portante per varie ragioni: costi elevati di messa a norma, sicurezza, igiene; eliminazione delle stufe a favore dei radiatori, ecc.


 Queste canne fumarie che restano inutilizzate, chiuse all'interno dello  spessore dei muri, possono nuovamente venire utilizzate per altri scopi.
 Innanzitutto è necessario provvedere ad un'indagine sullo stato di  utilizzo delle canalizzazioni perché esse, pur trovandosi nella muratura perimetrale dell'alloggio, appartengono agli appartamenti sottostanti o addirittura al condominio.
 Prima di fare un uso esclusivo di queste canne bisogna procedere  all'accertamento del diritto a farne un utilizzo personale.
Per non indebolire la muratura portante praticando perforazioni casuali all'interno di essa, le canne fumarie venivano concentrate in posizioni equidistanti da altre bucature quali porte e finestre.


 Poter utilizzare questo volume cavo all'interno dello spessore del muro  consente di ricavare nicchie dell'ampiezza, a volte, superiore al metro, a seconda dell'altezza del palazzo e del numero di canne presenti.
 Può sembrare superfluo specificare che ai piani bassi sarà prevalente la porzione di muratura portante, che deve sostenere l'intero edificio, e  minore il numero delle canne fumarie, di pertinenza dei soli appartamenti di quel livello. Man mano che si sale di piano il numero degli appartamenti aumenta e così il numero delle canne fumarie, mentre la struttura portante dell'edificio si alleggerisce per non gravare sui muri sottostanti. Di conseguenza il numero delle canne fumarie celate all'interno dei muri  può variare notevolmente a seconda del piano.
 Lo spazio recuperato dalle canne fumarie può essere aperto verso  l'ambiente su cui insistono e da esso fruito in varie maniere.


 Molto spesso troviamo le canne fumarie nel muro del cucinotto, un tempo utilizzate per le cucine economiche. Le moderne cucine si svilup pano su pareti complanari e non richiedono rientranze, la presenza di nicchie, come di altre irregolarità della parete, comporta il dover ricorrere ad un arredo su misura, dai costi elevati e dal risultato, relativamente al vantaggio del riutilizzo delle rientranze, inferiore alla spesa sostenuta.
 Molto spesso, nella distribuzione planimetrica degli alloggi, bagno e cucina venivano accoppiati. Diversamente la parete attrezzata della cu cina confinerà con un locale di soggiorno o con un disimpegno.
Nel caso in cui le canne siano collocate all'interno della parete fra cucina e bagno, si potranno trarre maggiori vantaggi dall'apertura delle canne fumarie per realizzare nicchie nel bagno, anziché nella cucina.


 Negli alloggi d'epoca il taglio dei bagni risulta spesso sacrificato: spesso si riducono a piccoli locali lunghi e stretti, dove i sanitari sono allineati lungo la stessa parete. Questo tipo di conformazione dello spazio risulta sempre mal proporzionato, mentre la creazione di nicchie e rientranze permette di allargare gli spazi stretti e distribuire meglio gli apparecchi igienici.
 La creazione di nicchie in bagno si presta, con ottimi risultati, all'in serimento di una doccia, a nascondere parzialmente i sanitari o incassare un lavandino, oppure inserire una vasca in senso trasversale, incassare la lavatrice o, semplicemente, ricavare un armadio a muro per la biancheria.
Quando si abbia l'opportunità di aprire delle nicchie verso ingressi, disimpegni e corridoi, il loro utilizzo più immediato è quello di ricavarne preziosi armadi a muro che, come si è precedentemente visto, possono sostituire interi locali, quali il guardaroba o il ripostiglio.


 Nel caso in cui il piccolo ingresso all'appartamento sia stato fuso  con il locale di soggiorno per aumentarne la superficie, poter disporre di un armadio a muro per il ricovero di cappotti, sciarpe, caschi per il motorino, ecc. diventa indispensabile per nascondere alla vista dal soggiorno tutti quegli indumenti che abitualmente vengono "abbandonati" all'ingresso,
L'ingresso sparisce perché viene inglobato nel soggiorno, ma una nicchia, opportunamente attrezzata, ne sostituisce integralmente le funzioni.
 Le nicchie che si possono aprire, eventualmente, nella camera da  letto è opportuno sfruttarle per ricavare maggior spazio all'armadiatura. Sfruttando la rientranza del muro in continuità con l'armadio addossato alla stessa parete, si ottiene una maggiore profondità che, in corrispondenza della nicchia, può far assumere all'armadio le funzioni di "cabina armadio" o trasformarsi in un valido contenitore per il computer, o per gli attrezzi da ginnastica. Così facendo, in mancanza di un locale specifico per l'hobby o uno studio o una palestra, è l'armadiatura che, sfruttando le rientranze del muro, ne assume, almeno in parte, le varie funzioni.


 Qualora l'opportunità di aprire nicchie si presentasse in soggiorno,  il loro utilizzo sarà differente.
Mentre per gli altri locali dell'appartamento è stato proposto l'utilizzo delle nicchie per inserirvi elementi di arredo, per il soggiorno si vuole proporre un utilizzo concettualmente diverso e che porti la nicchia ad entrare a far parte della dinamicità dello spazio. Pertanto si propone di lasciare le nicchie come volumi aperti che si  affacciano sullo spazio centrale principale e, idealmente, lo dilatano.
 Il soggiorno è il locale di rappresentanza e il progettista deve tenerne conto valorizzando questo ambiente sia in senso estetico sia in termini spaziali. Per far sì che le nicchie in soggiorno ne costituiscano un elemento dilatatore, si può ricorrere all'utilizzo di materiali, colori ed illumina-zione particolari.


Illuminando notevolmente le nicchie e tinteggiandole di un colore differente rispetto a quello delle pareti del soggiorno, illuminato al contrario da luce indiretta riflessa dal soffitto, si riescono a creare dei veri e propri volumi acccssori che completano ed ampliano il locale dal punto di vista sia spaziale sia dell'arredamento.
 Le nicchie possono essere utilizzate poi anche come ricovero per oggetti ma con l'accortezza di non chiuderle o appesantirle; possono essere utilizzate mensole di cristallo molto leggere alla vista per collocarvi oggetti o libri di particolare valore.

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15 dicembre 2010 3 15 /12 /dicembre /2010 11:28

Stando comodamente seduti in un grande soggiorno di 50 m2 può sembrare impossibile che quello stesso spazio possa contenere un intero appartamento con tanto di camera da letto, soggiorno, bagno, cucina e ingresso; ci sono monolocali con metrature ancora più ridotte: molte giovani coppie hanno a disposizione per la loro abitazione la stessa superficie che i loro nonni adibivano esclusivamente al soggiorno.
 A prima vista non diremmo mai che, a parità di superficie, un solo  soggiorno può essere grande come un bilocale. Tutto dipende ancora una volta dalla percezione dello spazio; bisogna perciò comprendere le ragioni per cui, a parità di dimensioni, uno spazio può sembrare più grande o più piccolo.


Entrando in un grande soggiorno di forma tradizionale il nostro occhio vede e registra automaticamente la collocazione delle quattro pareti verticali, del soffitto e del pavimento che racchiudono e delimitano lo spazio.
 L'occhio trasmette al nostro cervello le informazioni ricevute e que st'ultimo ricostruisce percettivamente lo spazio identificandolo con un parallelepipedo chiuso, una scatola ben determinata e conclusa: per quanto grande sia lo spazio, esso è definito, concluso e stabile, percepito nella sua interezza con un unico colpo d'occhio.
Al contrario, se lo stesso spazio è articolato da setti murari, quinte e partizioni, esso risulta movimentato grazie alla presenza di più locali, di aperture e di scorci che creano visuali differenti; il nostro occhio non sarà più in grado di coglierne in un unico istante la complessità e non lo classificherà come concluso e perciò statico.

 

Le informazioni che trasmetterà al cervello per ricostruire la scatola in cui è contenuto saranno incomplete e lo spazio verrà percepito come dinamico, fluttuante e, soprattutto, non finito intorno al punto di osservazione.
 Se lo spazio viene percepito come inconcluso, viene lasciata aperta la possibilità di immaginare, più o meno coscientemente, che oltre la  porta che noi vediamo oppure dietro la quinta che ci delimita la visuale, lo spazio continui a svilupparsi senza un limite, che, dietro a ciò che non vediamo direttamente, non si celino altre stanze o ambienti diversi. Ecco perché, a parità di superficie, uno spazio concluso può sembrare più piccolo di uno spazio ricco di scorci e visuali sempre differenti.
 Nei piccoli appartamenti si tende ad unificare lo spazio in un unico  ambiente in cui si racchiudono più funzioni: ingresso, soggiorno, studio, cucina si fondono senza soluzione di continuità.

 

Questo procedimento è imposto dalla scarsità di superficie a disposizione per realizzare ambienti distinti e così si privilegia l'ambiente di soggiorno, facendovi confluire le altre funzioni compatibili, senza però ottenere risultati soddisfacenti nel far percepire la spazio più grande.
Una volta demoliti i muri per unificare l'ingresso, il cucinotto e il soggiorno, i risultati ottenuti non soddisfano le aspettative: la percezione è quella di uno spazio finito, chiuso, ugualmente piccolo. Infatti "buttando giù tutto" non rendiamo la spazio più grande, al contrario lo rimpiccioliamo.
 Inoltre, come vedremo più avanti, in un piccolo appartamento le pareti  sono indispensabili per sfruttare i volumi anche in altezza.

 

 Per rendere dinamico e non concluso un ambiente si può intervenire  sia architettonicamente sia con l'arredamento.
Dovendo ristrutturare, in una casa d'epoca, un bilocale dal taglio classico, costituito da ingresso, cucinotto, soggiorno, camera e bagnetto, si può, apportando piccole modifiche distributive, ottenere un ottimo risultato.
Generalmente i pochi locali di un piccolo appartamento, oltre ad essere contigui uno all'altro, affacciano su un unico corridoio che li disimpegna ed è anche l'ingresso all'alloggio. La disposizione classica degli ambienti è costituita da un ingresso/corridoio che disimpegna, nell'ordine, soggiorno, cucina, bagno e camera.
Sul lato opposto rispetto al corridoio sono collocate le finestre e gli affacci. 11 corridoio si presenta lungo e stretto e, soprattutto, buio.


 Le soluzioni distributive che si prospettano sono sostanzialmente due: la creazione di un unico ambiente: (soggiorno, cottura e ingresso); oppure mantenere i tre ambienti parzialmente separati, ma permeabili l'uno con l'altro.
 Con la soluzione B si realizza un ampio locale dalla metratura effettivamente generosa, che però percettivamente si presenta come uno spazio fisso, una scatola chiusa; inoltre, all'interno di quest'ambiente indistinto l'arredamento trova difficilmente la sua collocazione per la mancanza di pareti d'appoggio.
Il risultato è la sensazione di aver collocato il divano all'interno di una grande cucina e non quello desiderato, cioè di entrare in un vasto soggiorno.
 Con la soluzioone C sono state eseguite molte meno demolizioni e si  è ottenuto un susseguirsi di ambienti distinti, all'interno di un unico grande spazio.
Dall'angolo divani lo spettatore coglie la parete illuminata dalle finestre in tutto il suo sviluppo pur essendogli preclusa la vista della cucina.


 La cucina non è separata dal soggiorno, ma semplicemente distinta  da esso da un muro che non arriva fino al soffitto.
 In questa maniera la visione totale del soffitto, che sfugge alla vista  sopra la quinta che delimita lo spazio esclusivamente tecnico della cucina, offre la sensazione dell'ampiezza del contenitore in cui ci troviamo.
Analogamente si comporta il setto che racchiude l'armadio dei cappotti all'ingresso: anche questo, non essendo a tutt'altezza, lascia completa la percezione del soffitto, permettendo alla luce naturale di arrivare fino alla porta di ingresso.
 La percezione integrale del soffitto e un pavimento continuo che fa  da specchio al soffitto contribuiscono alla dilatazione dello spazio.
 In questa soluzione lo spettatore è in grado di vedere complete solo due o tre delle quattro pareti che delimitano l'ambiente; questo perché, in qua lunque punto ci si possa collocare, tanto le quinte di arredo quanto i setti murari divisori impediscono di cogliere in un solo colpo d'occhio le sei facce del cubo in cui ci si trova, creando sempre nuove e differenti visuali.
Analogamente succede con la percezione dello stesso ambiente prima vuoto e poi arredato.
 Senza la presenza di arredi al nostro occhio manca una scala di riferimento cui rapportare il contenitore al suo contenuto e stabilire le dimensioni di uno rispetto all'altro. Una volta arredato, ci sembra impossibile pensare che lo stesso ambiente, che prima abbiamo visto vuoto, avrebbe potuto contenere tutti quegli oggetti.
Per movimentare lo spazio e identificare la presenza di funzioni diverse all'interno dello stesso ambiente si possono utilizzare anche i ribassamenti e i cambi di livello di soffitto e pavimento.
I ribassamenti, oltre a rivelarsi degli indispensabili ripostigli in appartamenti dove gli spazi per il ricovero sono assai limitati, consentono di influire sulla percezione dello spazio, facendolo sembrare più ampio.
 Se l'osservatore, prima di affacciarsi su un ambiente di soggiorno, sosta  in una piccola zona di ingresso ribassata e ben proporzionata, avrà la sensazione che il locale successivo sia più ampio, dilatato e generoso.
 Questa percezione di grandezza del secondo ambiente deriva esclusivamente dal confronto con il primo che, al contrario, si presenta com presso, minimo, circoscritto attorno alla figura umana.


Dopo essere transitati attraverso questa "camera di compressione" l'ambiente attiguo si presenterà come un'esplosione di aria e di luce.
Anche l'illuminazione e il colore, come verrà affrontato nei capitoli specifici, contribuiscono alla creazione di questo effetto.
 Per questo motivo è preferibile creare zone ribassate sopra spazi di  ingresso o di disimpegno, anche se fusi insieme ad altri ambienti, in modo da creare una demarcazione delle diverse funzioni all'interno di uno spazio ampio che le racchiude e rendere lo spazio dinamico.
Nella soluzione C sia la circoscritta zona del disimpegno tra bagno, camera e soggiorno, sia la zona in corrispondenza dell'ingresso possono essere ribassate, ricavando un prezioso ripostiglio in quota con accesso da più punti.
 Così facendo, all'interno dell'unico ambiente di soggiorno, cucina e ingresso, le tre funzioni restano comunque separate: la zona di ingresso è individuata dalla presenza del ribassamento, la cucina è mascherata dalla presenza di una quinta, mentre lo spazio del soggiorno, pur fluttuando attraverso gli altri, è quello che fa da perno all'impianto distributivo della zona giorno.
 È utile sottolineare il perché si è preferito lasciare lo spazio della cucina passante e non chiuso verso il corridoio. Le motivazione sono due: innanzitutto permette alla luce naturale di spingersi in profondità nell'appartamento e, secondariamente, ma non di minore importanza, la praticità di accesso alla cucina, cioè di uno spazio esclusivamente tecnico dedicato principalmente alla preparazione dei cibi e al rigoverno, dal momento che la zona pranzo è uno spazio fluttuante a cavallo fra cucina e soggiorno.


Nell'ipotesi che la cucina fosse stata chiusa con un setto anche verso il corridoio, si sarebbe creato un angolo buio antistante la parte del disimpegno della zona notte. La presenza di questo angolo buio avrebbe influito negativamente sulla percezione complessiva del sistema ingresso/cucina/soggiorno, cancellando la continuità degli spazi all'interno di un involucro più grande che li contiene.
 Poiché l'obbiettivo era quello di far immaginare all'osservatore un  contenitore più grande di quello che realmente era, creando al suo interno scorci e visuali che ne impedissero la comprensione istantanea, togliendo la luce del soggiorno allo spazio antistante il disimpegno notte, è come se avessimo tolto tisicamente questo spazio dal soggiorno. Tanto valeva al-
 lora far avanzare la parete con la porta del disimpegno fino al filo della  quinta che racchiude l'angolo cottura. Ma così facendo avremmo nuovamente reso monolitico lo spazio del soggiorno, diminuendo notevolmente l'ampiezza del contenitore e riducendolo ad una forma ad "elle", dispersiva e poco proporzionata rispetto al vasto quadrato.


 La seconda motivazione che spinge a non chiudere l'angolo cottura in un cui de sac può sembrare meno importante, ma fonda la sua utilità sul pratico uso quotidiano degli spazi: nella soluzione originaria il percorso fra la porta d'ingresso e la zona predisposta alla conservazione e ricovero degli alimenti è ridotta al minimo e non attraversa ambienti cosiddetti "di rappresentanza" come il soggiorno; al contrario nella variante il percorso da compiere con le borse della spesa si snoda tra gli arredi del soggiorno, risultando così più lungo, tortuoso e poco ordinato.
 Inoltre la zona soggiorno si trasformerebbe in uno spazio di passaggio, perdendo la sua caratteristica di fulcro e di ambiente raccolto, dedi cato al relax, alla conversazione e alla lettura.

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14 dicembre 2010 2 14 /12 /dicembre /2010 11:38

Quando ci si ritrova a progettare la casa per una utenza disabile, si deve tenere in considerazione che la disabilità di cui il cliente è affetto, potrebbe progredire e peggiorare.
http://www.ausili-per-disabili.it/images/montascale-disabili-big.jpgPer questo motivo si deve sempre tenere in considerazione, durante il progetto, un processo di handicap più grave di quello presentato.
La progettazione varia in base alla complessità ed alla tipologia di handicap.


In caso di presenza di disabile motorio, occuperanno una parte importantissima l’eliminazione di barriere architettoniche relative a scale, altezza dei mobili e larghezza degli spazi complessivi.
In particolare per i montascale sarà necessario per prima cosa stabilire se stiamo andando a progettare un interno od un esterno e se parliamo di casa privata o di appartamento in condominio.
Queste variabili possono modificare completamente la scelta di un montascale rispetto ad un altro.


In caso di disabile visivo, sarà fondamentale avere una serie di ausili di tipo uditivo  come le sintesi vocali e le barre braille.
In caso di disabili dell’udito saranno tutti gli ausili e i prodotti visivi ad essere di aiuto.
Molto interessante l’opuscolo della Codacons relativo al diritto alla mobilità dei disabili single che non hanno la possibilità di essere supportati da parenti.

Se volete conoscere maggiori informazioni per questi ausili per disabili, visitate il sito
Ausili per disabili
Via del Chiasso,46, Lammari, Lucca
Telefono 345 449 0713
Internet site: http://www.ausili-per-disabili.it

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9 dicembre 2010 4 09 /12 /dicembre /2010 11:14

 Quando si progetta uno spazio a tavolino non si può non considerare quale poi sarà la visione di tale spazio, poiché, come si è visto, la perce zione dello spazio è strettamente legata al campo visivo.
 Il campo visivo umano è piuttosto ampio, ma non tutto ciò che viene  percepito contemporaneamente dall'occhio viene poi rielaborato dal cervello con la stessa definizione di immagine. Ci si può riferire ad un campo visivo centrale e ad uno periferico: il primo ha un cono piuttosto chiuso che non supera i trenta gradi attorno al punto osservato ed è in grado di trasmettere informazioni molto nitide e dettagliate; è quello che viene usato, per esempio, nella lettura o scrittura di un testo o nell'esecuzione di un lavoro manuale puntuale.
Il secondo, o campo visivo periferico, ha un angolo di apertura più ampio, 120°, e permette di raccogliere informazioni più generiche: volumi, luci, colori, altezze, sporgenze, ecc. Questo tipo di informazioni giungono al cervello non nitide, ma sfuocate, tuttavia complementari a quelle inviate dal campo visivo centrale.


Il cervello elabora le informazioni trasmesse dal campo visivo e percepisce lo spazio in maniera differente a seconda di come quest'ultimo è organizzato.Per esempio, se ci troviamo all'interno di un volume chiuso e il campo visivo è in grado di abbracciare almeno due pareti, oltre al pavimento e al soffitto, l'immagine percepita produce una sensazione di sicurezza.
Analogamente un ambiente lungo e stretto produce una sensazione di oppressione e un ambiente alto da una sensazione di grandezza e luminosità.
 Anche guardare verso il basso da un terrazzino, per esempio, produce una sensazione di insicurezza e fa sembrare il punto di osservazione  più alto di quanto non sia in realtà.
 Il contrario avviene se si rivolge lo sguardo verso l'alto, si genera una sensazione di sicurezza e si ha l'impressione che l'oggetto osservato sia più basso.

 

L'utilizzo delle sensazioni che generano la percezione diversificata degli spazi, permette di progettare diversamente gli ambienti a seconda del messaggio che si ritiene di trasmettere.
Per fare un esempio, prendiamo la stessa stanza e caratterizziamone le pareti con l'uso del colore o di una tappezzeria a disegno geometrico, in cui prevalga nella prima il disegno verticale, nella seconda quello orizzontale: nel primo caso otterremo un effetto statico e di chiusura dell'ambiente, nel secondo, dove l'andamento orizzontale riproduce idealmente le linee della costruzione prospettica, si otterrà l'effetto opposto, cioè dinamicità e fluidità dello spazio. Anche intervenendo sulle finlture dei pavimenti si possono creare  sensazioni diverse. L'utilizzo di colori pieni o texture, cioè disegni a trama geometrica, produce effetti differenti.


Il nero e i colori scuri che assorbono molto la luce comunicano la sensazione di rimpicciolimento dello spazio; al contrario il bianco e i colori chiari, riflettendo la maggior parte della luce, producono sensazioni di spaziosità e ingrandimento.
 Le righe verticali producono una sensazione di allungamento e quelle orizzontali di allargamento. Linee diagonali e quadrettature, non privilegiando una particolare direzione rispetto al locale, danno la sensazione contemporanea di allungamento e allargamento, favorendo l'idea di uno spazio dilatato. Questo effetto nei piccoli ambienti si ottiene grazie alla contemporanea combinazione di pavimento di colore chiaro e posa diagonale del materiale.
 È utile tener presente che affiancare un colore chiaro ad uno scuro accentua la luminosità del primo e la cupezza del secondo, rafforzando il contrasto fra i due.


Nei bagni infatti, generalmente piccoli, si usa scegliere una ceramica scura per il pavimento e una chiara per le pareti.
Se si vuole aumentare visivamente la superficie del bagno, occorre, se possibile, utilizzare lo stesso pavimento del locale attiguo, senza spezzare la continuità dei materiali; posare un pavimento non troppo scuro, in diagonale; risvoltare a parete con lo stesso materiale per creare una zoccolatura per non sottolineare lo stacco fra parete chiara e pavimento scuro.
 Per rendere poi più dinamico lo spazio ristretto, bisogna introdurre degli elementi orizzontali quali greche, torelli, o "matite" che richiamino la tonalità o il materiale del pavimento e introdurre, in corrispondenza del lavandino, vaste superfici a specchio, a filo con il rivestimento.


Rispetto alle dimensioni dell'ambiente, il soffitto del bagno risulta spesso sproporzionatamente alto; si possono allora con profitto realizzare ribassamenti totali o parziali, oppure tinteggiare il soffitto con un colore scuro, simile al pavimento, in grado di produrre un effetto di oppressione, capace di proporzionare otticamente se non tisicamente il locale.
 Al contrario gli appartamenti moderni hanno soffitti in genere molto bassi: 2,70 m. La scarsa altezza può generare una sensazione di oppressione; intervenendo col colore è ancora possibile modificare la sgradevole sensazione prodotta.
 Tinteggiando il soffitto con uno smalto scuro molto lucido, si produce un effetto specchio fumé, su cui si riflettono le pareti idealmente allungate nella superficie lucida.


Di uno spazio chiuso l'occhio umano percepisce la scatola: se l'ambiente è piccolo la scatola risulterà opprimente.
 Per evitare che il cervello ricostruisca la scatola in cui si trova e ne  valuti emotivamente le dimensioni, si può cercare di nascondere al campo visivo gli spigoli. Se manca la visione reale dello spigolo, le pareti vengono messe in relazione con altre pareti, creando un effetto dinamico dello spazio, non più chiuso all'interno della scatola.
Anche in questo caso il rivestimento del pavimento che risvolta sulle pareti opererà la cancellazione dello spigolo fra superficie orizzontale e verticale, produccndo una sensazione di maggior larghezza del pavimento.
 Per "cancellare" invece gli spigoli verticali fra le pareti si possono utilizzare particolari texture (trame) eseguite con la tinteggiatura quali: spugnati, nuvolati, lavorazione a straccetlo, stucco veneziano, ecc.; oppure si possono usare tappezzerie a disegno geometrico, con l'accortezza di non scegliere trame eccessivamente invasive che creerebbero l'effetto collaterale di oppressione.


 Il modo migliore di nascondere all'occhio dell'osservatore gli spigoli e un utilizzo mirato dell'arredamento o dei complementi di arredo.
 Nell'angolo fra due divani si può collocare una lampada a piantana,  sufficientemente voluminosa da nascondere alle sue spalle lo spigolo della stanza. Si può collocare un mobile ad angolo o una pianta alta.
Per quanto concernc gli spigoli tra pareti e soffitto, se abbiamo la fortuna di avere stanze con soffitti alti oltre i tre metri, si possono introdurre elementi curvi in gesso che raccordino la superficie orizzontale del soffitto con quella verticale delle pareti.Queste gusce in gesso sono particolarmente utilizzate nelle vecchie case per ovviare, fra l'altro, a problemi di crepe fra pareti e soffitti in arelle, o cannicciato, intonacate, molto flessibili, poste in continuità con le strutture più rigide delle pareti in mattoni e perciò soggette a fessurazioni.


 Un'altra soluzione ci viene dal colore. Se si tinteggiano le pareti verticali di un colore diverso da quello del soffitto, che generalmente viene  lasciato bianco, è opportuno risvoltare sulla parete sottostante una fascia di pochi centimetri dello stesso colore del soffitto, eliminando lo spigolo fra parete e soffitto; una fascia troppo alta produrrebbe l'effetto indesiderato di abbassare la parete. Anche l'utilizzo di specchi, posizionati in prossimità dagli spigoli, può eliminare i limiti visuali di uno spazio: l'immagine riflessa della parete ortogonale allo specchio produce un allungamento virtuale del campo visivo.

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2 dicembre 2010 4 02 /12 /dicembre /2010 11:08

 La tendenza attuale a progettare, pensare e rappresentare gli spazi  prevalentemente nelle due dimensioni, utilizzando riga e squadra o, ancor peggio, il computer, ha portato a sottovalutare, se non cancellare quasi totalmente, una componente fondamentale dello spazio: quella psicologica dell'uomo e delle sue rappresentazioni mentali relative alla percezione dello spazio, tacendo piuttosto prevalere l'umanistico sull'umano.
 

 

 L'immaginazione umana è, in molti casi, più generosa della realtà,  se le si offre la possibilità di ricostruire uno spazio volutamente lasciato incompleto.

 

 Gli oggetti del mondo ambientale si presentano nel campo ottico come  un mosaico di superlici cromatiche variamente articolate ed orientate nei diversi piani dello spa/io; tali superfici sono rappresentate a livello retinico dalle loro proiezioni ottiche la cui forma si discosta spesso dalla forma reale (h). In questa sede ciò che importa sottolineare è che quando un elemento visivo entra a far parte di una struttura più complessa, perde determinate caratteristiche che possedeva come elemento isolato e ne assume altre che gli competono in quanto parte del nuovo insieme e ciò spiega perché le singole distanze prese in senso assoluto non hanno un ruolo determinante nell'organizzazione percettiva.

 

Ogni parte, infatti, possiede nel tutto un determinato ruolo, un significato ben preciso, una ben definita funzione strutturale.
L'utilizzo di "stratagemmi visivi" induce il cervello umano a interpretare uno spazio che non è quello realizzato, ma è quello che il progettista vuole far credere che sia.
L'attento studio e il minuzioso rilievo compiuto sugli edifici storici dell'antichità fanno capire in modo stupefacente quanto quel linguaggio figurativo riuscisse ad imprimere all'architettura armonia, azione, passione evocando nello spettatore sentimenti forti ed intensi.

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2 dicembre 2010 4 02 /12 /dicembre /2010 11:04

L'utilizzo di stratagemmi ed effetti che modifichino lo spazio a favore dello spettatore è un espediente ben noto nella storia dell'Ar­chitettura. L'esempio più sorprendente è la soluzione del Bramante nella basilica di Santa Maria presso S. Satiro a Milano, dove la falsa abside è ottenuta creando, con una finta prospettiva a stucco, l'illu­sione di una volta a botte dietro l'altare maggiore. Il Bramante fece qui tesoro di un espediente pittorico e lo introdusse nell'architettu­ra; inoltre, per evitare che la finta prospettiva apparisse un discutibi­le artificio scenografico, creò sapientemente un accorto gioco di luci all'interno della basilica per mascherare ancor meglio l'illusione prospettica.


Molti sono gli esempi famosi in cui la componente "illusoria" modi­fica lo spazio percepito visivamente allo scopo di celebrare potenza e grandezza attraverso l'illusione visiva delle tecniche artistiche: dal Partcnonc, alla scala regia del Bernini in Vaticano, fino alle acrobatiche prospettive illusionistiche di Fratel Pozzo nella chiesa di S. Francesco Saverio a Mondovì.
Il Partenone, grandioso tempio collocalo sulla sommità di un'altura e visibile dall'intera città di Atene sottostante, venne costruito da Pericle dopo le impopolari guerre persiane per abbellire l'Acropoli, rendendosi così gradito al popolo.
A questo impareggiabile simbolo del culto greco si accede da un percorso in salita che conduce alle base delle sue gigantesche colonne.

 

L'antico greco che si recava a porgere omaggio alla divinità, una volta giunto ai piedi del colonnato, alzava lo sguardo e coglieva la per fezione del prospetto rettangolare del tempio, sormontato dal timpano triangolare.
E la perfezione ideale dell'edificio a stabilire con l'occhio umano un rapporto sensoriale opportunamente modificato e ad imporre, diretta­mente sul piano emotivo, una grandiosità monumentale di ammirevole armonia e perfezione, che supera l'imperfezione della natura umana. In realtà se l'edificio fosse stato realizzato secondo uno schema di perfezione formale, cioè con un prospetto perfettamente rettangolare e con colonne esattamente cilindriche, sarebbe sembrato "sbagliato" al­l'occhio dello spettatore.
Agli antichi greci era ben chiaro il concetto di deformazione prospettica che caratterizza gli edifici di grandi dimensioni: visto dal basso, l'edificio subisce una deformazione tale per cui alla base si pre­senta più largo che alla sommità. Immaginando il lento percorso di avvicinamento al tempio lungo un sentiero che si sviluppa dal basso, l'architetto volle che il prospetto del tempio non si deformasse a causa della visione prospettica, pertanto è stato realizzato con la parte superiore leggermente più larga rispetto alla base, così che all'occhio umano risultasse un rettangolo perfetto, una visione mirabilmente organica e plastica dell'intero complesso.

 

Questo tipo di attenzione progettuale in funzione del risultato finale deriva da uno studio psicologico, componente non trascurabile in archi­tettura.
La realizzazione di un imponente edificio di culto ha un valore alta­mente simbolico e l'obiettivo da trasmettere al popolo è un messaggio di grandiosità e perfezione: se l'occhio umano avesse visto deformato il Partenone il messaggio che si voleva trasmettere sarebbe stato vanificato. Analogamente si possono applicare piccole deformazioni spaziali all'interno dei nostri appartamenti per correggere o modificare quello che il nostro occhio percepisce.
Si introduce così, oltre alla componente razionale, una componente legata alla percezione psicologica dello spazio e del suo significato. Molto ingegnoso a questo proposito è l'esempio della scala regia del Vaticano.

 

Anche in questo caso era prioritario il messaggio che l'architettura doveva trasmettere all'osservatore, al fedele, al pellegrino.
Il messaggio era quello della purificazione, dell'ascesa alla perfezione celeste, ma contemporaneamente si doveva trasmettere il concetto che la via alla luce eterna è lunga, ma pur essendo una meta distante, la luce eterna è visibile in fondo al cammino, come guida dei nostri passi.
Di qui la scelta progettuale della scalinata, percorso in salita e fati­coso, illuminata alla sommità dall'apertura di una finestra la cui luce acceca il pellegrino durante la salita.

Lo spazio a disposizione per la realizzazione della scala non era molto; per ovviare all'esiguità dello spazio si è creato un gioco prospettico che fa sembrare l'angusto vano più profondo di quanto ef­fettivamente non sia. L'architetto è riuscito a ottenere, entro un breve spazio, un effetto monumentale facendo lievemente convergere, nella seconda rampa della scala, il colonnato ionico che la fiancheggia e re­stringendo l'apertura della volta a botte.

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